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La rete di protezione - Andrea Camilleri

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    Admin
  • 24 mag 2017
  • Tempo di lettura: 3 min

Vigàta è in subbuglio: si sta girando una fiction ambientata nel 1950. Per rendere lo scenario quanto più verosimile la produzione italo-svedese ha sollecitato gli abitanti a cercare vecchie foto e filmini. Scartabellando in soffitta l’ingegnere Ernesto Sabatello trova alcune pellicole, sono state girate dal padre anno dopo anno sempre nello stesso giorno, il 27 marzo, dal 1958 al 1963. In tutte si vede sempre e soltanto un muro, sembra l’esterno di una casa di campagna; per il resto niente persone, niente di niente. Perplesso l’ingegnere consegna il tutto a Montalbano che incuriosito comincia una indagine solo per il piacere di venire a capo di quella scena immobile e apparentemente priva di senso. Fra sopralluoghi e ricerche poco a poco in quel muro si apre una crepa: un fatto di sangue di tanti anni fa, una di quelle storie tenute nell’ombra.

Dimensioni file: 1770 KB

Editore: Sellerio Editore (25 maggio 2017)

Lingua: Italiano

Genere: Giallo

Estratto

«La parlata di Catarella s’astutò di colpo come se avissi finuta la carica. “Rispondi solo alle mie domande. Ci sono morti e feriti?”. “Nonsi dottori, nisciuno. Per grazia do Signoruzzo, capitò che…”. “Zitto! Passami Fazio o al dottor Augello”». «Salvuzzo si misi alla scrivania, addrumò lo schermo del PC e con ’na vilocità ’mpressionanti per Montalbano che l’osservava ’nfatato, raprì icone come finestre, le chiuì, scrissi, arrispunnì, addimannò, mentri che liggiva i messaggini sul tilefono e ne componiva la risposta, arrivaro soni, rumori, parole mentre che smanettava sui tanti apparecchi diversi che tiniva sul tavolo. Faceva cento cose tutte ’nzemmula, adoperando le dita con la stissa liggirizza delle gamme di un ballerino». --- La sveglia si misi a sonare di malo. Montalbano, ancora con l’occhi chiusi, stinnì ’na mano verso il commodino e, tastianno, circò d’astutarla scantannosi che la rumorata arrisbigliasse a Livia che gli dormiva allato. Ma le sò dita ’ncontraro un bicchieri che prima s’arrovisciò e po’ cadì ’n terra. Santiò. E subito sintì a Livia che arridacchiava. Si girò verso di lei. «Ti ha svegliato la...?». «No, lo ero da un pezzo». «Davvero? E che facevi?». «Cosa volevi che facessi? Aspettavo la luce del giorno e ti guardavo». Montalbano pinsò che la sò testa, taliata di darrè, doviva essiri un paisaggio monotono. «Lo sai che negli ultimi tempi mentre dormi talvolta ti capita di fischiettare?» spiò Livia. A ’sta rivelazioni, Montalbano, va’ a sapiri pirchì, s’irritò. «Come faccio a saperlo se dormo? E poi che significa fischiettare? Eseguo canzonette, opere liriche o cosa?». «Calma, non ti sarai offeso, spero! Mi spiego meglio: certe volte emetti una specie di fischio». «Col naso?». «Non lo so». «La prossima volta stacci attenta se fischio col naso o con la bocca e poi me lo dici». «Ma fa differenza?». «Sì, grandissima. Mi ricordo di avere letto qualcosa su un tale che aveva un fischio al naso che poi si rivelò un sintomo letale». «Ma dai! A proposito, ho fatto un brutto sogno». «Me lo vuoi raccontare?». «Stavo seduta a leggere in una verandina identica alla nostra che però dava sulla banchina del porto. A un tratto sento delle voci concitate e alzo gli occhi. Vedo un uomo che grida aiuto inseguito da un altro uomo che gli intima di fermarsi. Quello che scappa ha in testa un foulard, una bandana, qualcosa annodato sotto il mento. L’inseguitore ha una larga cintura nella quale sono infilati una gran quantità di lunghi coltelli. A un certo momento l’inseguito si trova davanti la fiancata di un barcone. Ha un attimo d’esitazione e l’inseguitore ne approfitta per lanciargli un coltello che raggiunge l’uomo alla nuca, la trapassa e, uscendo dalla gola, l’inchioda contro il legno della fiancata. Una cosa orribile. Allora l’inseguitore si ferma e si mette a lanciare altri coltelli verso la vittima disegnandone il contorno del corpo. Poi, di colpo, si è voltato verso di me avanzando di un passo. E qui, per fortuna, mi sono svegliata». «Ieri sera ci abbiamo dato dentro coi polipetti!» fu il commento di Montalbano.

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